Nazioni Europee – Together forward

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In questi giorni, anche dalle pagine del blog del Movimento Roosevelt Italia, si ė tornato a parlare molto di Brexit e, per quanto mi inorgoglisca nel vedere la passione politica dei nostri iscritti, c’è il rischio che le posizioni di singoli con molto inchiostro nella penna vengano percepite come la posizioni ufficiali del Movimento Roosevelt.

Il Movimento Roosevelt, per quanto intenzionato a stimolare il dibattito interno, trova nei suoi gruppi dirigenti opinioni spesso diverse da quelle esposte tramite le pagine di questo blog.


La mia personale opinione è quella di una persona preoccupata da coloro che illusoriamente considerano Brexit come un moto popolare di liberazione quando Brexit presenta tutte le caratteristiche, come detto anche da Gioele Magaldi, di un ulteriore attacco al welfare system Britannico- il più avanzato al mondo. Questo attacco peraltro sarebbe perpetuato da una “mezza calzetta” con l’ansia e l’aspirazione malsana di rifondare una Nazione Tatcheriana… Ma facciamo un passo indietro…

Ci sono molti paradossi tra coloro che celebrano Brexit: ci sono quelli che il Regno Unito non lo hanno mai visto o vissuto e che quindi non possono capire come l’apparato statale stia cambiando sotto il costante attacco Tory; quelli che pur vivendo, grazie all’Unione Europea, in un’altra Nazione, vorrebbero distruggere l’UE; e quelli che da destra, pur professandosi progressisti, criticano quei progressisti, nella societá civile, che ancora credono che il mondo abbia bisogno di un’Europa unita, dando loro vari epiteti…

Vivendo io a Londra vorrei dire che questo approccio è sbagliatissimo sia nel metodo che nel merito.

Riguardo il metodo,

non si può insultare continuamente quel popolo progressista di cui noi dovremmo invece farci interpreti.

Un’operazione del genere è nei fatti un boicottaggio del MR- che questo boicottaggio sia consapevole o inconsapevole ha poca importanza. Per chiarire, il boicottaggio non riguarda l’eventuale supporto a Brexit ma i costanti insulti e le costanti denigrazioni di quei progressisti che credono ancora nel sogno Spinelliano e che credono questo si possa realizzare tramite l’UE.

È vero, l’ Unione Europea ha moltissimi problemi ed è molto diversa da quello che dovrebbe essere; ma molte delle persone che ancora ne sostengono lo scopo originario sono quelle che domani, come da statuto del Movimento Roosevelt, ci aiuteranno a costruire gli Stati Uniti d’Europa.
Inviterei coloro che celebrano Brexit a venire nel Regno Unito per confrontarsi con il popolo Brexiteer e con le loro idee di neo-imperialismo britannico sfociate nella Global Britain della May… È possibile con queste persone lavorare, come da statuto, alla formazione degli Stati Uniti d’Europa?

Invece di attaccare il popolo progressista ancora speranzoso facendo zampillare veleno tra le lettere dei post, bisogna invece accogliere le speranze di queste persone (ricordiamo che come dice la Yates era proprio la speranza a muovere persone come Giordano Bruno) e spiegare loro perchè questa Europa ha bisogno di profonde riforme.

Entrando nel merito della questione, ci sono infinite ragioni per cui non si può celebrare ciecamente Brexit.

La prima, e la piú lampante, è che coloro che continuano a celebrare ciecamente Brexit non stanno facendo i conti con le motivazioni di Brexit e col modello sociale ed economico che al Brexit si accompagna.

Niger Farage, che girava la Gran Bretagna con un bus con su scritta la cifra di £350m/settimana che sarebbero dovuti andare al sistema sanitario nazionale ha candidamente ammesso che quella era una bugia studiata a tavolino. Quello che invece rimane sono le riforme illiberali descritte appunto in documentari ufficiali come Brexit the Movie ( a tale proposito ricordo che i primi 200 studi medici sono stati venduti a Virgin Health, che e’ stata fatta una proposta di limitare l’accesso al servizio sanitario a fumatori e sovrappeso, e che e’ stata fatta una proposta per cui le case farmaceutiche Americane avrebbero accesso al sistema sanitario Britannico, americanizzandolo).

Coloro che celebrano ciecamente Brexit sono esattamente come coloro che continuano a celebrare l’UE senza fare alcuna criticas. Bisogna capire come entrambi i fenomeni, in questa forma, siano bandiere dell’involuzione antidemocratica ed economica della società occidentale.

Come detto in alcune interviste che ho recentemente rilasciato, il referendum su Brexit aveva un outcome loose-loose:  in caso di vittoria del Remain questa UE tecnocratica e svuotata di sovranità popolare sarebbe stata legittimata e si sarebbe probabilmente continuati ad andare avanti con una falsa integrazione capace solo di svuotare le tasche del popolo europea tramite le politiche dell’austherity; in caso di vittoria di Brexit avrebbe seguito un progressivo attacco al welfare system britannico (e potenzialmente di altri stati fuoriusciti) in virtú della competizione globale e di quel conflitto tra “efficienza e democrazia” che Giulietto Chiesa spiega così bene nel suo libro ‘Superclan’.

A questo punto, di solito, i Brexiteers sciorinano statistiche economiche che provano che l’economia Britannia è più salda che mai.

Basta. Basta usare indicatori economici che della vita delle persone non dicono niente e basta anteporre l’economia alla politica.

La politica ha il compito di dare forma alla società nell’interesse di tutti (anche del privato), non l’economia – specialmente quella neoliberista ultrafinanziaria.

Tornando alla questione Europea, cari unionisti, rendiamoci conto che questa Europa va cambiata. Invece di procedere ad oltranza con un approccio funzionalista svuotato di progettualità politica, ripartiamo dai trattati o, meglio, da una Costituzione. Perché di una Europa unita abbiamo bisogno, ma l’Europa Unita non è un fine, bensì un mezzo. Di una Europa Unita, degli Stati Uniti d’Europa,  abbiamo bisogno per costruire una società social-liberale basata sui valori di democrazia, libertà, uguaglianza, apertura, fraternità e pari opportunità. Se l’Europa si svuota di questa missione e di sovranità popolare, questa diventa un progetto vuoto, inutile, e potenzialmente dannoso e strumentale come l’Europa attuale.

Certo è che anche questa Brexit è dannosa e mette a rischio i diritti dei milioni di cittadini europei residenti in UK e dei britannici residenti nella UE. A tutela di tutte queste persone il Movimento Roosevelt UK ha ufficialmente aderito a Together Forward ed invitiamo tutti coloro che ci seguono nel Regno Unito ad interessarsi al progetto.

Prima di chiudere questo post, vorrei dare un ultimo spunto di riflessione ai Brexiteers che, nonostante tutto, si dicono a favore degli Stati Uniti d’Europa  e che si sono lanciati contro Nicola Sturgeon.

Se vogliamo imparare ad interpretare la sovranità popolare in federazioni di nazioni (vedi anche futuri USE), come possiamo non schierarci con Nicola Sturgeon e con l’Irlanda del Nord? Può il popolo di una sola Nazione, all’interno di una federazione, decidere per tutte le Nazioni che ne fanno parte? Non era sbagliato il sistema di conteggio che ha dato un misero vantaggio a Brexit ma ha annullato la maggioranza in tre Nazioni?

E dal punto di vista politico, per cambiare questa Unione Europea, non abbiamo bisogno di persone come la Sturgeon?

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